E’ definita la Città dei Parchi in quanto nel territorio comunale ricadono due Parchi Nazionali, quello dei Monti Sibillini a nord e quello Gran Sasso-Monti della Laga a sud. Il paese è dominato dal maestoso castello che fu edificato, secondo la tradizione, nel XIII secolo da Giovanni II di Napoli e fu potenziato da Giovanna II d’Angiò. Una leggenda narra che la regina attirava i pastori della zona nella sua stanza in cima alla torre con la promessa di una notte di piacere. Dalla qualità delle prestazioni amorose dipendeva il loro destino: se insoddisfatta, la Regina faceva appendere alla torre il malcapitato.

La Rocca si può raggiungere con un bel single track dalla zona di Forca di Presta. Poco dopo il Rifugio degli Alpini, inizia la discesa su di un sentiero (n° 104 sulla carta dei sentieri del Parco) che termina alla Vena dei Corvi, poco prima di Arquata.

 

 

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Una leggenda che si ripete

Il Castel Nuovo a Napoli, la Rocca di Arquata del Tronto e il Palazzo Donn’Anna a Posillipo uniti da una leggenda che vede probabilmente come attrice principale Giovanna II d’Angiò. Appartenente al ramo dei d’Angiò-Durazzo, la bella e intrigante nobildonna divenne regina di Napoli alla morte del fratello Ladislao nel 1414, con il nome di Giovanna II. Nei racconti tramandati dall’oralità popolare gli venivano attribuiti episodi oscuri e scabrosi, forse per la sua propensione alle relazioni discusse! All’interno di Castel Nuovo, noto come maschio Angioino, si è narrato per secoli che la regina disponesse di una botola segreta: i suoi amanti, esaurito il loro compito, venivano gettati in questo pozzo e divorati da mostri marini! Storia incredibile che si affianca a quella sulla Rocca di Arquata del Tronto, la “Città dei Parchi”. Arquata è definita così perché nel suo territorio ricadono due Parchi Nazionali, quello dei Monti Sibillini a nord e quello Gran Sasso-Monti della Laga a sud. Il paese è dominato dal maestoso castello che fu edificato nel XIII secolo da Giovanni II di Napoli che lo scelse come sua dimora preferita. La rocca fu potenziata da Giovanna II d’Angiò che, secondo la tradizione, vi avrebbe soggiornato durante la prima metà del XV secolo dopo essere stata incoronata regina dal pontefice Martino V. Anche qui la leggenda si ripete: la regina era solita invitare nella sua stanza, posta sulla torre più alta, i giovani pastori per intrattenersi con loro durante la notte. Il destino e la sorte degli ospiti erano legati all’insindacabile giudizio della donna che se insoddisfatta, non esitava a far appendere i malcapitati ai torrioni del maniero. Da questa narrazione deriva la popolare definizione “Castello della Regina Giovanna”, altro nome con cui localmente è conosciuta la Rocca. Sempre la leggenda vuole che il fantasma della sovrana si aggiri, ancora oggi, all’interno della fortezza, «dimostrando di possedere sempre quell’indomabile irrequietezza che contraddistinse la sua umana esistenza».

E per finire le storie di fantasmi che si raccontano sul palazzo Donn’Anna di Posillipo, splendido palazzo della fine del 1400, in realtà ben più antico perché ricostruito su un edificio preesistente chiamato la Sirena, di proprietà di Dragonetto Bonifacio, nominato marchese dall’imperatore Carlo. Nel 1571 divenne di proprietà dei Ravaschieri, che lo vendettero a loro volta al principe Luigi Carafa di Stigliano, nonno di Donna Anna Carafa considerata, per le sue favolose ricchezze, all’epoca, “la prima dote d’Europa”.

La leggenda narra che lei sceglieva gli amanti tra i prestanti pescatori della zona, con i quali trascorreva notti di passione nelle stanze segrete del palazzo, per poi ammazzarli all’alba disfacendosi dei loro corpi lanciandoli dalle finestre. Secondo le credenze popolari, le anime di questi sventurati giovanotti si aggirano, tuttora, nei sotterranei dell’antica dimora.

C’è chi giura di averli visti affacciarsi da quelle finestre buie da cui emettono strazianti lamenti.