Il Monte Sibilla (m. 2143) è anche noto per essere la montagna che ha subito lo sfregio più assurdo e gratuito da parte dell’uomo. Stiamo parlando della costruzione della famosa strada che avrebbe dovuto attraversare la catena dei Sibillini da est ad ovest fino a Frontignano, nel periodo tra il 1966 e il 1971: grazie all’intervento appassionato delle Sezioni di Italia Nostra e del CAI di Ascoli Piceno, il progetto è stato fermato prima del suo totale compimento, anche se gran parte del fianco orientale del monte è stato segnato per sempre da una orribile “zeta”.

Socio di lunga data del CAI di Ascoli nonché suo presidente nella seconda metà degli anni ’90, Marcello Nardoni ha scritto tempo fa un libro, “Sibillini, storia di un Parco”, dove racconta le azioni svolte negli anni ’70 e ’80 dal fronte ambientalista per difendere l’ambiente montano e che portarono all’istituzione dell’Ente Parco.

Questi sono articoli dei giornali risalenti a quel periodo, riguardo alla costruzione della strada, che egli riporta nel suo libro e che rendono conto della rozzezza intellettuale, dell’ignoranza sui più elementari principi di idrogeologia e nivologia, nonché dell’assenza di rispetto per la natura e l’ambiente:

 

“Molto presto potremo giungere in auto dinanzi alla grotta della Sibilla. Molto presto dunque dovrebbero riprendere gli scavi dinanzi alla leggendaria grotta per tentare di svelare il segreto dell’affascinante Regina che sembra aver ispirato l’autore del Guerrin Meschino.”

 

“Con una emozionante avventura il cronista è giunto ad un chilometro dalla vetta, a bordo di una confortevole Mercedes, sulla scia del potente bulldozer e dell’assordante martello pneumatico che stanno aprendo la strada, infierendo inesorabilmente sui fianchi della misteriosa montagna, accessibile, fino a ieri, soltanto a pochi cacciatori in cerca di selvaggina.”

 

“In una radiosa giornata, con un cielo azzurro, mentre i raggi del sole di questo inesorabile luglio picchiavano sui coraggiosi operai, abbiamo percorso il primo tratto di una strada ampia ed agevole……”

 

“La strada della Sibilla è stata realizzata per migliorare la natura della flora, e con essa per intensificare i suoi incomparabili pascoli, per incrementare la produzione di quel formaggio pecorino che per la sua bontà è tanto richiesto soprattutto sul mercato romano…..”

 

“In realtà la pista della Sibilla rimane un’opera che è sorta soprattutto per frenare l’esodo dalle zone depresse, per dare uno scopo alla vita, un futuro di sicurezza per le nostre popolazioni montane.”

 

“La strada è utile perché consente l’installazione di collegamenti telefonici, è utile per la cura dei bambini affetti da tosse convulsa.”

 

“Non nascondo che questo lavoro realizzato sulla pendice a mezza costa e su terreni calcarei bianchi, è sembrato alla vista del profano come una vera inevitabile ferita; si dimentica però che fra qualche anno questa ferita non sarà più appariscente, a seguito dei lavori di semina e di piantagione lungo le scarpate da parte del Consorzio di Bonifica Montana dell’Aso.”

 

Sono passati quasi 50 anni e la strada è ancora la, un inutile sfregio che deturpa in modo irrimediabile il pendio della Sibilla. Il recupero ambientale con la rinaturalizzazione dell’intero versante non s’è fatto ne si farà mai. Inoltre sta diventando pericoloso percorrerla anche a piedi perché sta franando in più punti in quanto si colloca esattamente su due frane di scorrimento attive, conosciute da tempo. Il ruscellamento delle acque meteoriche e le erosioni dovute alle valanghe stanno accelerando il dissesto geologico.

Ulteriori commenti sono superflui, chi vuole approfondire può leggere il libro acquistabile anche online presso la sezione CAI di Ascoli Piceno.