I pantani:

Accumoli rappresenta uno scenario naturalistico tra i più spettacolari e particolari d’Italia. Sono formazioni lacustri di origine glaciale, “anomali” poichè il territorio è prevalentemente costituito da formazioni calcaree (quindi molto permiabili), mentre nel caso dei Pantani l’acqua ristagna per la presenza di strati argillosi presenti nel sottosuolo. Altra importante caratteristica è la presenza di un’alga che in particolari condizioni climatiche colora la superficie dell’acqua di colore rosso.  Durante tutto l’anno ampi pascoli allo stato brado fanno il loro ingresso in questo piano per dissetarsi e questo non fa altro che amplificare l’effetto scenografico e visivo di chi per la prima volta va a farvi vista. Sembra un luogo dimenticato dal turismo di massa e lontano centinaia di anni da quella che è la realtà, sia per la distanza da strade, sia da aree coltivate, il tutto arricchito tutt’intorno da folti boschi spontanei. L’area in questione è stata dichiarata Sito di Importanza Comunitaria della Rete Natura 2000.

Cenni storici:

Il piano dei Pantani di Accumoli rappresenta una terra di confine di tre Regioni (Lazio,Marche,Umbria) e prende il nome dal vicino Comune. Questo territorio dopo l’invasione dei Longobardi (575 d.C.) ha fatto parte del Ducato di Spoleto e successivamente dei territori di Capodacqua, Arquata e Amatrice. Con il passare degli anni, furono numerose le successioni territoriali, così verso la metà del 1200 Accumoli lo donò al Regno di Napoli , questo per evitare il colpo di mano della Chiesa e rimase a quest’ultimo fino all’Unità d’Italia.

I cippi di confine:

Il 26 settembre 1840 venne stipulato un trattato tra lo Stato Pontificio e il Regno delle due Sicilie per stabilire l’esatto confine tra i due regni collocando 686 “termini di confine” numerati progressivamente dal mar Tirreno al mar Adriatico (la numerazione effettiva va da 1 a 649 perché alcuni termini hanno lo stesso numero seguito da una lettera alfabetica maiuscola). Il termine n°1 fu posto alla foce del fiume Canneto tra Fondi e Terracina, il n° 649 al ponte di barche di Porto d’Ascoli, presso la foce del fiume Tronto. Sotto ogni termine venne sotterrata una medaglia di lega metallica recante lo stemma dei due stati. I cippi vennero collocati tra il 1846 e il 1847 e furono posti in modo che la data di apposizione con le Chiavi di San Pietro guardassero in direzione del territorio dello Stato Pontificio mentre il numero progressivo con il Giglio in direzione del territorio del Regno Borbonico. La linea scolpita sulla testa del termine indicava la direzione del confine e quindi la posizione del termine precedente e di quello successivo. Nel nostro territorio, salendo da Pescia verso la zona del Vettore, in Valdrocca si incontra il Cippo n° 565, spezzato. Sul Monte Cimamonte il Cippo n° 566, a terra. Sul Monte Morena il Cippo n° 568A, a terra. Sull’anticima sud di Monte Utero il Cippo n° 571, a terra. A nord di Monte Utero, sulla massima depressione della cresta boscosa, il Cippo n° 573, a terra. Sulla cresta boscosa a nord del Monte dei Signori, il Cippo n° 574, a terra. Sul Monte dei Signori il Cippo n° 575, ora a terra, e il n° 577, ancora eretto. Sul crinale a nord dei Pantani di Accumoli il Cippo n° 579, eretto. Scendendo poi verso Capodacqua s’incontrano il Cippo n° 582, sul Colle dell’Orzatore e il Cippo n° 587, nei pressi del Laghetto della Costa Cavallo. A fondovalle, nei pressi del Casale Piciacchia, il Cippo 591. Sulla sella sud della Macera della Morte il Cippo n° 592.

(Foto dei Cippi Giuseppe Albrizioi