I Colli Alti e Bassi, alture minori di Castelluccio sovrastanti il Piano di San Lorenzo e il Pian Perduto, sono dolci declivi in un paesaggio sospeso nella magia di altri tempi. Adiacente al Colle Tamburo, in un campo attraversato da una mulattiera, riaffiorano vecchi ricordi sbiaditi. Durante l’epidemia di colera del 1855 che interessò anche Castelluccio, le autorità disposero che le sepolture avvenissero lontano dal paese e non più sotto i pavimenti delle due chiese parrocchiali, dove per secoli i castellucciani avevano trovato riposo. Il nuovo cimitero fu individuato in un rilievo in fondo al paese verso Visso, quello appunto vicino al Colle Tamburo. Era il “colle del pozzo sprofondato“, che da quel momento venne chiamato “Cimitero Nuovo” e che, molto tempo dopo, sostituito dall’attuale, sarebbe stato chiamato “Campusantu Viécchiu“. Oggi ne è visibile qualche labile traccia al limite del cippo confinario di epoca cinquecentesca che delimita Marche e Umbria. Inevitabilmente il cippo riporta agli eventi legati a questo confine dove la storia passa il testimone alla leggenda.

Nel 1325 il comune di Visso ampliò il proprio territorio, a scapito di quello di Norcia, con un acquisto abusivo nel Piano del Quarto (antico nome del Pian Perduto), mai riconosciuto da Norcia. Questo fu causa d’interminabili lotte tra i due comuni rivali che spesso ricorsero all’arbitrato di giudici. Il 21 settembre 1425 il Vescovo Daniele di Gemona, cercando di porre fine a quello stato di perenne guerra, emise una sentenza che assegnava l’attuale Pian Perduto a Visso e la fonte di Cànatra (detta anche del Soglio) a Castelluccio, che però doveva permettere l’abbeveraggio del bestiame. Le baruffe tra le due comunità continuarono però sempre più aspre fino allo scontro finale del 20 luglio 1522, la famosa Battaglia di Pian Perduto. Secondo una malevola tradizione di origine norcina, le donne di Gualdo si sarebbero concesse ai soldati di Norcia e così l’esercito vissano, sebbene in notevole inferiorità numerica, ebbe la meglio e vinse la battaglia. “……..ciò che non poté gli eserciti poté l’amore” è scritto su di una piccola targa affissa alla chiesina della Madonna della Cona, costruita nel XVII secolo per suggellare questo avvenimento.

Da quel lontano 20 luglio 1522 il Piano, sino allora detto del Quarto o di Cànatra, fu chiamato Perduto e da centinaia di anni, ogni 2 di luglio, si celebra la Festa de “la Madonna della Cona” o del “du de luju”, istituita per ricordare la pace sancita.

Gli abitanti di Castelluccio e Castelsantangelo sul Nera partecipano con grande devozione alla Festa che un tempo segnava anche la fine della transumanza dei pastori. La tradizione vuole che le persone si rechino sul posto partendo sia da Gualdo che da Castelluccio, incontrandosi lungo la strada a formare un unico corteo per raggiungere la chiesetta dove viene celebrata la messa. Dopo la funzione religiosa la giornata prosegue con il pranzo sui prati della Cona allietato dai cantastorie.

A seguito del terremoto del 30 ottobre 2016 è caduto il tetto della chiesa lasciando miracolosamente intatta la parte alta dell’altare con la piccola statua della Madonna, messa in sicurezza in attesa dell’auspicato recupero totale

 

 

 

 

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